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Roma e i suoi segreti: Galleria Sciarra

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Galleria Sciarra è senza dubbio uno dei posti meno turistici di Roma, ma che invece ha un fascino tutto suo. Adoro scoprire Roma e i suoi angoli segreti, quelli che scopri e vivi da romana; mi piace condividerli con chi sceglie di visitare e conoscere la mia città.

Insieme a Galleria Alberto Sordi, ben più nota, rappresenta uno dei pochi esempi di stile liberty a Roma.

Siamo nel Rione Trevi, uno dei posti più belli e più costosi dove abitare.

E’ un passaggio pedonale coperto, tra Via del Corso, Via Marco Minghetti e Via delle Vergini.

Origine e storia

La galleria, aperta al passaggio pedonale negli orari di ufficio è un’appendice di un palazzo nobiliare più antico, risalente al 1500-1600. Palazzo Sciarra Colonna di Carbognano, questo è il nome del palazzo.

Il suo portone di accesso è considerato tra i più belli della città, definito una delle quattro meraviglie di Roma, insieme al “dado” Palazzo Farnese, al “cembalo” Palazzo Borghese e alla “scala” lo scalone di Palazzo Ruspoli, con i suoi 120 blocchi di marmo singoli.

Durante il passaggio della Capitale d’Italia da Firenze a Roma, si affrontarono molte ristrutturazioni dei palazzi borghesi, vista la trasformazione della città e l’esigenza di creare nuovi spazi prestigiosi.

Progetto e costruzione

La galleria fu voluta tra il 1885 e il 1888 dal Principe Maffeo-Barberini-Colonna di Sciarra per collegare gli spazi di sua proprietà.

Era Deputato del Regno d’Italia, ma anche imprenditore nel campo dell’editoria, esattamente era editore de La Tribuna e della rivista letteraria La cronaca bizantina diretta da Gabriele d’Annunzio.

Il progetto fu affidato a Giulio de Angelis, già progettista del palazzo della Rinascente e considerato il più innovativo, inquieto e singolare architetto dell’epoca.

De Angelis era molto affascinato dallo stile Liberty inglese. Progettò una struttura a pianta quadrata, racchiusa da una volta in ferro e vetro, colonne di ghisa che scandivano l’accesso ai passaggi tra via Minghetti e la piazzetta dell’Oratorio e richiami al classicismo nelle architetture e nelle decorazioni parietali.

Rappresentazioni murali

Il corpo centrale è stato dipinto da Giuseppe Cellini a encausto (antica tecnica pittorica applicata, che si basa sull’uso di colori mescolati alla cera attraverso il calore), su progetto iconoclastico del critico letterario Giulio Salvadori, espresse con motivi Liberty, tra reminiscenze etrusche e romane.

Il tema dominante è la celebrazione della donna nelle funzioni di angelo del focolare, come sposa e madre nella visione borghese della società di fine ‘800.

Nella parte alta del passaggio ci sono le virtù femminili: La Pudica, La Sobria, La Forte, L’Umile, La Prudente, La Paziente, La Benigna, La Signora, La Fedele, L’Amabile, La Misericordia, La Giusta.

Le donne dipinte sono un omaggio alla madre del principe Maffeo: sullo scudo dei vani di ingresso della galleria ci sono le sue iniziali CSS, Carolina Colonna Sciarra.

In altre decorazioni ci sono scene della vita borghese dell’epoca: la cura del giardino, il pranzo domestico, l’esercizio musicale, le opere di carità, la toletta, la conversazione galante nella quale si ipotizza che l’uomo che conversa amabilmente con una donna altolocata, sia proprio Gabriele D’Annunzio.

Tra le decorazioni ci sono anche elementi in terracotta che rimandano alle antiche arti etrusche, romane e greche, un perfetto matrimonio tra classicità e contesto moderno della galleria.

Per una visione allego un video tratto da youtube

https://www.youtube.com/watch?v=MF0qzJgeL78

E’ un luogo assolutamente da visitare, è gratuito, è affascinante e ci fa scoprire un altro angolo segreto di questa splendida città!

E voi lo conoscevate? Scrivetemelo nei commenti.

Al prossimo articolo

Cristina

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