L’Ungheria e la Pálinka, distillato nazionale

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Un grande saluto a tutti! Oggi nella mia cantina virtuale si parla di Pálinka, il distillato nazionale Ungherese.

Sto leggendo un bel libro che mi ha regalato mio marito ” il giro del mondo in 80 bicchieri” (Jules Gaubert-Turpin e Adrien Grant Smith Bianchi, Slow food editore )…https://www.slowfoodeditore.it/it/slowbook/il-giro-del-mondo-in-80-bicchieri-9788884996510-899.html un curioso viaggio intorno al mondo alla scoperta dei calici anche nei posti più lontani dalla nostra immaginazione.

Arrivata all’Ungheria sono rimasta incuriosita da una nota al lato della pagina ” tutto ciò che può produrre marmellata, può produrre Pálinka. (proverbio ungherese).

Al mio corso per diventare sommelier ho presto imparato che l’Ungheria produce uno dei vini dolci botritizzati più famosi al mondo, il TOKAJI, da uve Furmit, Hárslevelű e Muscat che nascono su suoli vulcanici, attaccate poi dalla botrytis, che gli dona tutte le splendide sfumature aromatiche.

Ma l’Ungheria non è solo Tokaji. Famoso è anche il potente Egri Biskavér, più noto come sangue di toro, forse il più noto vino rosso dell’Ungheria, corposo ed intenso.

L’Ungheria e soprattutto Budapest è anche Pálinka!

Origine

La prima menzione della distillazione di frutta in questa area è un documento del XIV secolo (1332). Si tratta di un’ordinanza per la produzione di acquavite destinata a curare l’artrosi di re Carlo I d’Ungheria e della sua sposa.

Il termine Pálinka appare solo nel secolo XVII dal termine slovacco Pàlit ( distillare).

All’epoca i frutti usati erano quelli invenduti e non consumati.

Il clima ungherese offre un periodo di buon soleggiamento, ideale per frutti ricchi di zucchero e quindi adatti alla distillazione.

COME E CON COSA SI FA QUESTO DISTILLATO DELL’UNGHERIA?

(Slow food editore)

La Pálinka si può distillare dalle prugne (szilva), dalle mele (alma), dalle pere (Korte), dalle albicocche (barack), dalle mele cotogne+pere (birsalma e birskorte), dalle ciliegie (cseresznye).

Lavorazione della Pàlinka

Il succo è fermentatoe e quindi distillato, senza aggiunta di alcol rettificato né di aromi artificiali.

Le Pálinka più alcoliche sono soprannominate Kérités (sfondabarriere).

Quella di pessima qualità è chiamata guggòlos (accovacciato), a causa del modo di dire della posizione che assume chi tenta di non farsi vedere passando sotto la finestra della persona che l’ha offerta, per evitare di essere ancora invitati a bere!

Degustazione

Come tutti i superalcolici, la Pálinka si degusta a temperatura ambiente e come per la Tequila, ci sono due modi per farlo. Come shot nelle feste di addio al celibato o a piccoli sorsi prima e/o dopo i pasti come fa la maggior parte degli ungheresi.

Il sapore è vagamente quello della nostra grappa, con un retrogusto più o meno dolce in funzione della qualità, della lavorazione e del tipo di frutta.

Le differenze nella fase pre e post distillazione possono essere tante ed incidono molto sul costo finale, come per le nostre grappe.

Tipologie di Pàlinka ungherese

La lavorazione ha un ruolo fondamentale sul gusto e aspetto finale ed in base a questo può assumere nomi diversi:

Abbiamo la Kisüsti (a doppia fermentazione), la Érlelt (invecchiata in botti di legno da 6 a 12 mesi), la Ó (stagionata da 12 a 24 mesi), la Ágyas (invecchiata almeno 3 mesi insieme alla frutta) con pezzi di frutta insieme al distillato.

Sono state create anche delle versioni al miele, per andare incontro soprattutto al gusto femminile, non certo amata dai puristi della Pàlinka.

Esiste poi la “törköly pálinka”. Törköly significa vinaccia e quindi non è altro che una vera e propria grappa.

Non rientra tra le pálinka tradizionali, in quanto è stata creata per andare incontro ai gusti “latini”.

E’ comunque una grappa abbastanza morbida e meno aggressiva di quelle tradizionali italiane.

Particolarmente rinomata è quella prodotta con le vinacce di “tokaji aszú”, cioè con uva passita e botritizzata che serve a produrre il più famoso vino ungherese.

esiste poi la “törköly pálinka”. Törköly significa vinaccia, una vera e propria grappa.

Non rientra tra le pálinka tradizionali, in quanto è stata creata per andare incontro ai gusti “latini”.

E’ comunque una grappa abbastanza morbida e meno aggressiva di quelle tradizionali italiane.

Famosa è quella prodotta con le vinacce di “tokaji aszú”, cioè con uva passita e botritizzata che serve a produrre il più famoso vino ungherese.

Una buona bottiglia costa almeno 35,00 euro. Non risparmiate, fatelo per il vostro stomaco!

Ed ora qualche consiglio su come bere la Pàlinka!

PERA SU PERA

. 10cl di pàlinka di pere

. 5 cl di succo di limone

. 5 cl di sciroppo di zucchero di canna

. 15 cl di purea di pere

. 1 rametto di menta

mescolate nello shaker con qualche cubetto di ghiaccio. Versate nei bicchieri. Decorate con qualche fogliolina di menta e servite.

FROM BUDAPEST WITH LOVE

. 5 cl di Irish Whiskey

. 2,5 cl di pàlinka di ciliegie

. 1/2 limone

. 1/2 albume d’uovo

. un pizzico di zucchero a velo

. 2 goce di angostura bitter

Spremete il limone nello shaker. Aggiungete tutti gli altri ingredienti salvo l’Angostura e shakerate con ghiaccio. Versate in un calice. Aggiungete l’angostura e servite.

A presto per nuove curiosità nella mia casa virtuale!

Cristina!

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