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Borgogna, la magia in un bicchiere

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Per chi è appassionato di vini, degustare un vino di Borgogna è come avvicinarsi ad un rito magico!

Bisogna impegnarsi per essere giovani come un Beaujolais e anche per invecchiare come un vino di Borgogna” (Robert Sabatier, scrittore)

In queste due righe l’essenza e la grandezza di questi vini francesi…

Geograficamente la Borgogna (Bourgogne) è una regione storica francese, confluita dal 1 gennaio 2016 nella regione Borgogna-franca Contea.

La sua capitale è Dijon (Digione) e la sua più grande caratteristica è il verde infinito e le sue dolci ondulazioni (Plateau de Langres); 639 metri la massima altitudine, scavato da numerosi fiumi e torrenti, tutti immissari della Saona, su cui si trovano le uniche piccole zone pianeggianti.

La Borgogna ha conservato il suo grande Patrimonio naturale ed è rimasta una zona fortemente legata alle attività agricole.

Il clima è moderatamente continentale a causa della lontananza dal mare: inverni freddi ed estati miti.

Storia di un territorio che ha fatto la storia dei vini

L’etimologia del suo nome è BURGUNDI, antica tribù germanica orientale, originaria della Scandinavia, che nel V secolo si stanziò tra la Saona e il Rodano, fondando un regno che prese il nome di Borgogna.

Anche qui l’impero romano pose le basi per lo sviluppo e la diffusione della vite, i Galli poi prelevarono in Italia, durante le invasioni, le prime viti e le portarono in patria.

Nel 476 d.c con il crollo dell’Impero Romano d’occidente, in un periodo di guerre e scontri, i Burgundi si insediarono nella valle del Rodano, continuando ad occuparsi di pratiche vinicole, fino all’arrivo dei Merovingi.

L’avvento del cristianesimo fece diventare il vino bevanda sacra durante le celebrazioni.

Le aristocrazie locali cominciarono a donare ai monaci, in segno di reverenza, terreni produttivi, quasi sempre vicino le Abbazie. I monaci iniziarono poi ad acquisire terre e questi due eventi modificarono per sempre la struttura del territorio.

Personaggi importanti donarono terreni: il Duca di Amalgaire nel 640 donò all’Abbazia di Bèze terreni a Gevrey (da cui nascerà il Clos della Côte d’Or).

Re Carlomagno nel 775 donò il vigneto di Aloxe a Saint-Andoche che diventerà l’Appelation Corton-Charlemagne.

Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Fontaine), dell’ordine cistercense applicò nuove tecniche di vinificazione e registrò tutti i risultati, creando un immenso patrimonio scritto.

Gli ordini religiosi

I Cistercensi dell’Abbazia di Citeaux (1098) si stabilirono in Côte de Beaune e Côte de Nuits, ma anche a Chablis e Chalon-sur-Saone.

Prima i Cluniacensi (Abbazia di Cluny), con terreni in Côte Chalonnaise e Macon, fino a nord a Romanée-Saint-Vivant.

Da celebrazione sacra il vino divenne fonte di reddito per i monaci, prima con la rivendita al mercato interno e poi in tutta Europa (sec. XV)

Meticolosamente i monaci individuarono le singole particelle vitate; differenze profonde che diedero vita a un reticolato di Climats, alcuni dei quali recintati in Clos, che poi sarebbero diventate Appellations.

I Duchi

Dopo i monaci furono i duchi, proprietari delle terre rimaste coltivabili a raccogliere i progressi tecnici fatti dai monaci.

Con loro il vino divenne prodotto aristocratico e d’eccellenza. Nel 1395 il Duca Philippe le Hardì redasse un’ordinanza per limitare la produzione del Gamay (diventato vino del popolo) a favore del Pinot Nero, poco usato per le basse rese. L’obiettivo era creare un vino più aristocratico e più remunerativo rivolto alle élite.

Dopo la Renaissance e fino al XVII secolo i vini di Borgogna subirono un lieve arretramento a causa delle guerre francesi e dell’ascesa dello Champagne.

Nello stesso tempo molti aristocratici rientrarono in possesso dei loro terreni, dopo la perdita di potere della Chiesa.

Nascono in questo periodo i primi négociant-éleveur (commercianti-agricoltori-coltivatori) e le prime maisons de négoce (case vinicole che acquistavano uve, mosti o vini dai vignaioli, le vinificavano e vendevano).

Con la rivoluzione francese si ribalta l’assetto territoriale; Napoleone con il codice napoleonico impose una ripartizione equa tra i discendenti. Tutti i possedimenti statali e della Chiesa vennero confiscati e messi all’asta dal 1790, a favore della borghesia borgognona e parigina.

I piccoli vignerons poterono comprare piccoli appezzamenti, ma per la maggior parte passarono ad essere da mezzadri della Chiesa a mezzadri per la borghesia.

Nel 1760 Louis-Francois de Bourdon, principe di Conti acquistò la Romanée, uno dei Clos dell’abbazia di Saint-Vivant a Vosne: una delle poche ad essere risparmiata dalla rivoluzione francese, oggi una delle denominazioni più prestigiose della Borgogna.

Il XIX secolo rappresenta per la Borgogna l’apice, ma ben presto la fillossera, partendo dal sud della Francia, distrusse le viti di quasi tutta l’Europa; si consolida il concetto di climats, terroirs, nascono le Appellations; la pratica di vinificazione (ogni particella, Climats, viene vinificata separatamente in singolo tino (cuvé), la classificazione dei vigneti facendo distinzione tra particelle, si riconoscono i caratteri da uno specifico suolo, sottosuolo, microclima, esposizione, storia.

I due conflitti mondiali non aiutarono la Borgogna, a cui si aggiunse il proibizionismo americano e la crisi del 1929.

Nonostante tutto, migliorarono le tecniche; nel 1935 venne istituito ufficialmente il sistema delle Appellations (attualmente sono 84 AOC).

Nel 1936 la prima AOC de Bourgogne; dal 2015 i terroirs di Borgogna sono inclusi nel Patrimonio dell’Unesco.

Oggi la dimensione media di una particella è di 7 ha.

Ecco perchè si parla di un vero e proprio MIRACOLO ENOLOGICO:

La Borgogna garantisce solo lo 0,5% della produzione mondiale, ma i suoi vini sono tra i più ricercati al mondo!

Tra i 50 più cari del pianeta, 32 sono vins de Bourgogne…

Zona e caratteristiche dei vini

Parlando dei vini di Borgogna, Rabalais scrisse: Bevetene sempre non morrete mai…

ZONA: Francia centro-orientale, vigneto per 300 km circa da Chablis a nord, fino al Maconnais e al Beaujolais a sud.

Lunghi inverni freddi, primavere piovose ed estati calde. Da nord fino a tutta la Côte d’Or il pericolo di piogge e grandine è sempre incombente; più a sud il clima diventa asciutto, fino al temperato nel Beaujolais.

SUOLO: Chablis e Côte d’Or, argilloso calcareo – Côte Chalonnaise e Maconnaise, calcareo ferroso- Beaujolais, granito.

Le vigne più vocate sono tutte sulla linea mediana delle dolci colline borgognone, tra i 150 e i 400 metri sul livello del mare.

Foto: Atlante mondiale dei vini

VITIGNI E ZONE: uve di un solo vitigno per i grandi Crus di Borgogna, non dall’assemblaggio di più uve, ma da un solo ceppo si ottengono i valori più alti

Vitigni: due a bacca bianca ( Chardonnay, per i bianchi più nobili e Aligoté)

due a bacca nera (Pinot Nero, per i leggendari rossi, Gamay, base dei Beaujolais noveau)

La classificazione è cosa complicatissima:

VIN DE VILLAGE (di un solo villaggio o un solo comune)

PREMIER CRU (da un solo vigneto classificato premier cru)

GRAND CRU (il maggiore della gerarchia, nomi leggendari come Romanée-Conti, Montrachet…)

Le diverse zone della Borgogna

Borgogna vuol dire due cose: terroir e cru. I terreni sono impressionatamente variabili nella composizione del terreno, che mutano tessitura e composizione in pochi metri.

15o milioni di anni fa la Borgogna era un mare caldo poco profondo, quasi una laguna tropicale. Oggi rimangono gobbe arrotondate, esposte, coperte di viti e boschetti.

Può essere divisa idealmente in quattro zone vinicole:

A nord lo Chablisienne, con terreni caratterizzati da kimmeridge, misto di gesso, argilla e fossili di molluschi e crostacei, con clima freddo e rischio di gelate primaverili ed autunnali.

Più a sud, tra Digione e Chagny, c’è la Côte d’Or, divisa a sua volta in Côte de Nuits e Côte de Beaune. Clima sempre continentale ma meno rigido, con suoli di argille, marna e calcare, spesso con grande presenza di ferro. Da questo territorio provengono i vini leggendari sia bianchi che rossi.

Ancora più a sud ci sono le due zone della Côte Chalonnais e del Maconnais, ancora più calde e influenzate dal Mediterraneo, danno vini più grassi ma meno longevi. Da vitigno rosso Gamay nel Maconnais si ottengono vini gradevoli da giovani, poco sofisticati, buona acidità.

Il bianco più famoso è il Pouilly-fuissé, da Chardonnay: fine, piacevole, caldo e burroso. buono da giovane ma non adatto all’invecchiamento.

Infine, nel Beaujolais, che si estende fino quasi a Lione, i terreni sono di granito ed ardesia. il clima è più dolce, anche se con grandi escursioni termiche tra il giorno e la notte. Vini rossi di brio, ma anche eleganti, morbidi, abbastanza potenti.

Per chi volesse immergersi in un viaggio totale e meraviglioso sui vini di Borgogna, consiglio un libro, Bibbia per noi appassionati e sommelier: “BORGOGNA, le vigne della Cote d’Or”, di Armando Castagno, 800 pagine tra le vigne della Borgogna…e proprio con una frase di questo libro, concludo il mio articolo:

In Borgogna il vino non è importante: è un’ovvietà. In alcuni paesi della Côte d’Or, suo cuore pulsante, esso ha fondamenta più solide delle case, il doppio o triplo della loro storia, e forse dieci volte la loro rendita.

C’è un vino di Borgogna che preferite in modo particolare?

Fatemelo sapere nei commenti!

Al prossimo articolo

Cristina

www.cristinadominici

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